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The Cars

Vere macchine da Musica. The Cars, la band formata da Ric Ocasek e Benjamin Orr nel 1976

I Cars hanno rappresentato l’anello di congiunzione tra la generazione post-punk e il pop-rock elettronico che ha dominato gli anni ’80

Ma Chi sono stati davvero i The Cars?

La critica “heavy” degli anni ’80, influenzata da stilemi musicali come “Ride the lightning” http://www.metallized.it/recensione.php?id=737 dei Metallica li bocciò sonoramente, defindendoli too soft

I The Cars apparivano ai più come dei ricchi e viziati giovanotti che abitavano in California

Mossi da uno stanco quanto edulcorato senso di contaminare il rock puro con un pop ruffiano scandito da ritmi elettronici

Benny Cassarà
Articolo di Benny Cassarà
riproduzione riservata
The Cars
ric-ocasek

Le Macchine che
non piacevano
alla Critica

La critica però ometteva un particolare non indifferente…..

I The Cars non volevano essere i Metallica. Le macchine di Ric Ocasek e James Orr volevano proporre una loro visione del rock

Una rilettura che, di là dei suoi ritmi apparentemente semplici e mischiati di elementi easy pop,  trascinava l’ascoltatore dentro un’attenta e colta visione delle nuove tendenze degli anni ’80

Di quella new wave che avrebbe rappresentato il ponte tra il rock classico degli anni ’70 e le nuove contaminazioni del funk, rythm & blues (vedi sul tema Terra | Vento e..Fuoco), punk

La band si forma a Boston nel 1976 e comprende – oltre a Ocasek – Benjamin Orr al basso, Elliott Easton alla chitarra, Greg Hawkes alle tastiere e David Robinson (ex-Modern Lovers) alla batteria

L’invio di un loro pezzo, “Just What I Needed“, all’influente radio bostoniana Wbcn determina un successo improvviso, inaspettato, avviando la strada verso il successo

Chiaro che non sempre il contenuto si accompagni alle vendite e viceversa; ma resta il fatto che 30 milioni di copie vendute restano un risultato indiscutibile

Benjamin Orr

Ocasek / Orr

Nonostante il grande apporto di Benjamin Orr impedì che i The Cars assumessero la struttura di one man, one band è indiscutibile che “Goofy” Ocasek ne sia stato l’indiscusso leader

Fisico allampanato, con movenze caricaturali simili al personaggio della Disney

Ocasek in realtà nascondeva l’indole di un musicista raffinato

Nella sua ricerca di sonorità, mai banali, neppure in tracks in superficie frivole e easy come “You might think I’m foolish”

Forse la sua forza, quella delle macchine da lui fondate, risiedeva proprio nel non prendersi eccessivamente sul serio; mentre, sul serio, in realtà si faceva

Un modo singolare di astrarsi dal rock più estremo, considerato intoccabile dai suoi estimatori

Per provare invero ad evolverlo, contaminandolo con altri generi, anche commerciali, come la disco

La sfida al
genere Punk

Gli anni ’80 erano dominati, nella scena newyorchese dai Blondie di Deborah Harry, musa di Cronenberg nel capolavoro Videodrome https://en.wikipedia.org/wiki/Videodrome

O dai Talking Heads di David Byrne

Con una produzione targata Roy Thomas Baker, stesso producer dei Queen, le Macchine realizzano il loro primo album, omonimo, “The Cars”, pubblicato nel 1978

Ocasek e Orr non rinunciano a fare rock, ma scelgono la strada dell’ironia, che li guida in un percorso nuovo ed originale

Hanno il glamour dei Roxy Music e Ocasek sembra possedere più di una affinità con Brian Ferry

Ma nell’album insistono parimenti citazioni di genere ai Talking Heads

ric-ocasek-

Nuove sonorità nuove contaminazioni

Dopo un paio di album successivi e numeri da primato nelle chart statunitensi, dove alcuni dei loro singoli avevano superato ogni più rosea previsione (oltre le 120 settimane di permanenza), la band mostra qualche segno di stanchezza e di scarsa gestione della celebrità

Servirà il 1981 e l’incontro della band con artisti di altre discipline, tra cui Andy Warhol, a ridare la giusta energia all’ambiente

Shake it up, l’album, diventa quasi un inno al ritmo della new wave, ora ascesa a rango di corrente musicale autonoma e non solo coacervo di vari stili

Il cuore di un'intera generazione

Ma nel 1984 le Macchine realizzano il loro album a mio parere più bello ed iconico

Pur orfani della supervisione di Baker, i The Cars raggiungono con l’album “Haertbeat City” l’apice della loro espressione musicale

Quinto album della band di Boston, Heartbeat City , rappresenta il definitivo approdo alla formula synth-pop

Ocasek chiama a raccolta Robert John Lange, Mutt per gli amici, artefice dell’esplosione mondiale degli Ac/Dc, di fatto sesto Def Leppard con i quali ha scompigliato le chart americane del 1983 grazie a “Phyromania”

Ric Ocasek & wife

Il peso di un successo
senza precedenti

Heartbeat City rappresenta per le Macchine musicali delizia e fardello ad un tempo

Il peso di un successo così eclatante condizionerà il loro percorso musicale successivo

Il fatto è che ogni traccia dell’album rappresenta un micro manifesto a sé del pop synth contaminato con rock

Hello again, una denuncia contro gli arrampicatori sociali intrisi di edonismo

Looking for love, romantico come da tema

Drive, una ballata ritmata con immagini stile Grease, dove un tipico bello impersonato da Orr inscena una piece amorosa con la incantevole Paulina Porizkova, all’ombra di un silenzioso Ocasek, che ne diverrà consorte, poi, nella vita reale

Una città che pulsa di notte

E’ però l’ultimo brano, quello che dà il nome all’intero album “Heartbeat City, a sparigliare ogni possibile previsione e, con essa, tutto il genere pop

Appena sette note che servono a scandire i ritmi di una ballata mai ascoltata prima

Ocasek ha un nuovo metro a guidarlo, morbido e meno nervoso; melodico e non sincopato

Con un soundstage realizzato con il Fairlight, inedito macchinario digitale, capace di campionare e riprodurre una miriade di suoni, si realizza la più grande fatica musicale dei The Cars

Cinque minuti dove il pop si sublima con atmosfere ambient  ed una tessitura orchestrale

Heartbeat City diventa il simbolo del nuovo pop e non solo di quello made in U.S.

Un successo così profondo da divenire lo specchio stesso di Ocasec e compagni

Il cuore di un’intera generazione, il pulsare di una band che seppe reinventare il pop, dimostrando che la distanza con il rock non era poi così tanta

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