Artesuono Stefano Amerio

Quando il suono | diventa…Arte! Leave a comment

30 Anni di Artesuono!

Stefano Amerio

Il suono diventa Arte.

Trent’anni di Artesuono.

Trenta, lunghi ma anche velocissimi, anni, che vedono questo 2020  almeno circondarsi di una notizia che riscalda il cuore non solo degli addetti ai lavori, ma dei tanti che amano la Musica e tutto ciò che essa rappresenta nella vita di ciascuno di noi.

Un anniversario, quello di Artesuono, che celebra la passione di un innamorato della propria professione,  Stefano Amerio,.

La sua grande serietà e dedizione al proprio lavoro di Sound Engineer ha reso Cavalicco, in provincia di Udine, un vero e proprio riferimento per la registrazione di altissimo livello.

Ma anche crocevia di musicisti e produttori provenienti da tutte le parti del globo, che vanno a registrare i propri lavori da Stefano, con la sicura garanzia di non trovare solo un tecnico di prim’ordine, ma anche e soprattutto un amico con cui parlare e realizzare progetti che hanno la Musica al centro.

arte suono logo

Passione & Tecnica..
binomio indissolubile

Siamo andati ad intervistare Stefano Amerio, per il nostro blog Audiophile Democracy https://www.orangesystem.it/category/audiophile-democracy-blog/,  nel periodo di prima emergenza del Covid, a metà aprile, e lo abbiamo fatto adottando le regole del distanziamento, da remoto e attraverso il telefono.

Consapevoli che non sia la forma ideale per un colloquio, ma abbiamo dovuto fare di necessità virtù.

Però senza tema di rimpianto alcuno.

Già. perché esistono altri modi per conoscere, e bene, Stefano Amerio.

Attraverso il timbro e, oserei dire, il timing della sua voce, sempre pacata ma decisa, che tradisce minuziosamente piglio e vitalità per il suo lavoro, insieme ad un’incontenibile passione.

E, poi, ci sono i suoi figli, tutti gli album registrati da Stefano nel suo studio, per artisti del calibro di Enrico Rava, Glauco Venier, Paolo Fresu. Tingvall Trio, Omar Sosa, Yuri Goloubev, Stefano Bollani, Alessandro GalatiTriosence solo per citarne alcuni e venia chiedendo per quelli che abbiamo omesso di citare solo per brevità…

I suoi lavori parlano per lui ed attraverso lui.

Dandoti l’esatta percezione del suo amore verso questo mondo…

Come riuscire a fare il lavoro che si ama

A.D.  Stefano, Artesuono era già un progetto chiaro e ben definito oppure nasce da una grande passione e per caso ha assunto, poi, la forma di un lavoro?

S.A.  Vedi Benny, sai bene che la Vita non finisce mai di stupirti. In realtà i miei studi giovanili, di perito edile, erano ben lontani anche dal suggerirmi che questa, in futuro, potesse essere la mia professione.

Sono sempre stato attratto dalla Musica in generale ed ancor più dalla possibilità di intervenire su questa perché alla fine ne potesse uscire un risultato migliore. Studiavo il pianoforte da ragazzo e la passione per la Musica in me si mischiava anche con i miei studi, avendo costruito con le mie mani il mio studio, aiutato da mio papà Alberto.

La figura di mio padre è stata di fondamentale importanza; non solo come genitore, ma come persona che, pur avendomi dato delle scadenze, non si è mai sottratta nell’aiutarmi ad investire nei miei sogni e nelle mie passioni.

Fu la prima persona a credere in me, finanziandomi nell’ormai lontano 1990 per acquistare le prime attrezzature professionali per registrare.

Suono Enrico Pieranunzi

Un rapporto diretto con la Musica

A.D.  Per un Tecnico della registrazione quale tipo di sfida rappresenta la trasposizione sul master dell’esecuzione dal vivo in studio? La verosimiglianza può bastare? E quanto conta avere una personale conoscenza del suono degli strumenti, come ad esempio il pianoforte?

S.A.  Sicuramente suonare degli strumenti (pianoforte e tastiere) mi ha personalmente messo in condizioni di cogliere maggiormente gli aspetti del musicista quando viene in studio e di instaurare con lui una certa empatia.

Non so se sia perfettamente riproducibile in fase di registrazione tutto il complesso di sensazioni che si accompagnano all’esecuzione live, ma il mio compito di professionista ed il mio obiettivo anche di puro appassionato mi aiutano giorno per giorno a coltivare la sensibilità di riconoscere io per primo se quei suoni registrati mi soddisfino, avendo cercato anche di cogliere il più possibile la tensione emotiva dell’artista.

Quando il mio amico e musicista Umberto Gandhi portò in studio Enrico Rava, all’inizio Questo era più disilluso che diffidente, non avendo trovato fino a quel momento una registrazione che gli permettesse di riconoscersi nella sua esecuzione.

Questa, per me, è la soddisfazione più grande: aiutare il musicista a realizzare un prodotto nel quale si riconosca appieno!

Lavorare con e...per la Musica

Enrico Rava New 4et

A.D.  Vivendo a stretto contatto con i musicisti, un fonico riesce a cogliere anche quale possa essere la giornata giusta o meno, l’istante magico per schiacciare il tasto REC?

S. A.  Una cosa che non mi ha mai abbandonato nel mio lavoro e che forse debbo, oltre che alla mia famiglia, alle mie radici ed alla scelta di avere preferito la provincia alla grande Città anche per lavorare, è sicuramente il rispetto per la Persona  e l’attenzione verso i valori morali e di amicizia. Chi viene a registrare a Cavalicco, è certo di trovarsi come in famiglia, nelle ideali condizioni per esprimere la propria arte in serenità.

Anche in considerazione di questa mia visione, mi piace prestare attenzione alla ricerca del momento ideale per registrare, per un migliore equilibrio ed armonia tra il mio ed il suo lavoro.

Questo non significa che ci si debba lasciare andare senza un pari rispetto del tempo che abbiamo per registrare.

Occorre essere decisi e prendere decisioni. A volte anche in fretta, come il mio amico Manfred Eicher, patron di ECM Records,  il Quale una volta mi incitò a decidere, in tempi brevi, tra due versioni registrate.

Il suo “Think fast!” ancora echeggia nelle mie orecchie. Ma lo ricordo come un episodio in cui imparai qualcosa di importante.

C'è un Re ....in
Sala di registrazione

Sala-di-ripresa-scaled.jpg

A.D.  Nella tua sala di registrazione campeggia un Fazioli Gran Coda..Semplice strumento da lavoro o coup de foudre?

S.A. Il pianoforte è il cuore nevralgico del mio studio, insieme al mio banco di registrazione (dopo oltre 15 anni con un Otari, quest’anno ha preso posto uno Studer linea Vista n.d.r.)

Prima di questo, avevo uno Steinway mod. C.

Il mio Fazioli è il modello modello F278, aggiornato un paio di anni fa,  direttamente in fabbrica e secondo mie specifiche indicazioni.

Oggi, grazie anche alla straordinaria sensibilità dell’Ing. Paolo Fazioli, che ringrazio personalmente, posso dire di avere in studio, al servizio delle mie registrazioni, uno strumento unico e fuori dell’ordinario.

Per uno strumento del genere si arriva ad aspettare anche diversi mesi, essendo costruiti e lavorati interamente a mano  sempre qui nel Friuli,  a Sacile (PN) (ndr. leggi  Tormento | ed …Estasi  )

Credo che sia il naturale competitor dello Steinway, e lo amo in modo particolare per tutte le sfumature che è in grado di offrire al suo esecutore.  Con la versione precedente a questo, un album da me registrato alcuni anni fa, Vattensaga dei Tingvall Trio https://www.amazon.it/Vattensaga-Tingvall-Trio/dp/B002KGRT4W, ha vinto in Germania nel 2012 il doppio disco d’oro per il jazz.

L’importante, soprattutto, è che si abbia cura degli strumenti, un pò come si farebbe con una persona cara, eseguendo continuamente la manutenzione e curandone l’accordatura.

Una lunga Storia...
di tanti successi!

Stefano Amerio 3

A.D. Il tuo palmarès professionale sinceramente metterebbe i brividi a chiunque. Ben 9 anni di riconoscimenti continui in campo nazionale e tanti, tantissimi riconoscimenti a livello internazionale ottenuti in sei lustri di attività. Ci si abitua mai o è sempre come il primo giorno?

S.A. I tributi al mio lavoro mi fanno senz’altro piacere e sarebbe sbagliato negarlo. Tuttavia non mi sento arrivato e, anche sospinto dalla mia sempiterna curiosità, continuo sempre a pormi dei nuovi obiettivi, perché possono tradursi in nuovi traguardi per i musicisti che registro.

Durante le sessioni di registrazione punto sempre a cercare di garantire il risultato sperato, offrendo il mio punto di vista al musicista o anche al Produttore, soltanto se mi viene richiesto di esprimerlo. In questo sono abbastanza discreto, così come anche nei miei rapporti personali.

Forse anche per questo oggi Manfred Eicher mi annovera tra i suoi amici e questo per me significa avere seminato bene; anche in termini di relazioni umane.

Il successo, come molte delle cose che accadono in questa vita, rischia di divenire molto effimero, se non lo si vive con tranquillità e anche con un giusto senso di responsabilità.

I rapporti con le
case discografiche

A.D. Artesuono oggi collabora in modo stabile con alcune delle più importanti etichette discografiche mondiali del panorama jazz…si pensi ad ECM di Manfred Eicher e ACT di Siggi Loch, e ancora label più piccole ma vere chicche come Skip, Alborè Jazz di Satoshi Toyoda e Atelier Sawano dei fratelli Yoshiaki e Minoru…che differenze ci sono tra questi patron?

S.A. Ognuno di loro, Benny, ha, come chiunque di noi, caratteri e personalità profondamente diverse.

Eicher, per esempio, a differenza di Loch, a mio parere presenta la particolarità di possedere una visione di indirizzo della sua etichetta molto precisa e definita e le sue scelte non sono mai orientate ad assecondare puri trend di mercato.

Nel caso di Satoshi Toyoda di Alborè Jazz e  di Atelier dei fratelli Sawano, alla base del loro lavoro, oltre al tradizionale rispetto della cultura giapponese per tutto quello che comporta l’opera dell’uomo, insiste una grande passione verso il jazz italiano ed europeo.

Stefano-Amerio-by-Luca-dAgostino
Studer Vista 2

A.D. Audiophile Democracy è un blog che parla anche di hi fi ed è seguito da molti audiofili che, tra l’altro, usano diversi dei dischi da te registrati come riferimenti per testare i loro impianti. Che rapporti hai con questo mondo?

S.A. Ti confesso che anch’io seguo questo mondo, con la mia consueta curiosità, e sono affascinato dal fatto che esistano oggi sistemi in grado di fare ascoltare al meglio, nell’ambito della riproduzione domestica ed indipendentemente dalla sorgente utilizzata, la propria musica preferita.

Mi ci ritrovo meno quando assisto o leggo di discussioni che si concentrano, ed a volte in modo litigioso, su questioni esasperate, come l’utilizzo di un cavo da diverse migliaia di euro senza il quale non si potrebbe arrivare ad ascoltare musica nel modo, o verso, giusto.

Artesuono microfoni

Battute finali e
spunti di riflessione

A.D. Quali progetti per il futuro? Magari un genere nuovo tipo la Classica?

S.A. Non nego che le sfide mi attraggano e registrare la classica potrebbe essere una di queste.

Ma Artesuono non è nata con il jazz.  Vengo da esperienze di musica tradizionale della mia Regione e anche da un brillante passato di fonico per etichette che facevano musica disco come la UMM https://en.wikipedia.org/wiki/Underground_Music_Movement

A.D. Che consigli daresti oggi ad un giovane Stefano Amerio che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

S.A. Innanzitutto di non cedere alle sirene di questi tempi, che raccontano che basti un pc con una scheda audio ed un paio di tutorial sulla rete per diventare un fonico di professione.

Occorre tanto studio e dedizione, didattica ed esperienza sul campo; imparando ad ascoltare prima di parlare, maturando così la propria personale sensibilità verso questo lavoro. E ricordando sempre che l’umiltà e la curiosità sono due sane chiavi di crescita in questa professione.

Con l’augurio, anche, di lavorare divertendosi, perché questo è un lavoro meraviglioso.

Un saluto a tutti i lettori di Audiophile Democracy e…viva la Musica. Sempre!

Stefano Amerio

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Benny Cassarà
Articolo di Benny Cassarà
riproduzione riservata
N.b.  Photo credits by Luca D’Agostino / Alex La Porta – Photographers for Artesuono

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