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Il lettore cd| Il Re è morto? 4

La magia dell'hi fi made in Japan I parte: i lettori cd

Lettore cd, amplificazioni, giradischi e diffusori. Ho trovato, da sempre, il nostro amato mondo  quasi magico.

Nelle forme, colori, materiali e soluzioni tecnologiche utilizzate, il pianeta della riproduzione musicale ha rappresentato per l’appassionato un tema quasi epico

l’Hi-fi: difficile stabilire Chi, per primo, abbia dato una svolta effettiva, o più significativa, a questo mondo

Qualcuno sostiene che l’hi fi sia un fenomeno tutto made in U.S.A.; qualcun altro un fiore all’occhiello dell’industria europea

Pochi quelli che lo individuano, davvero, nell’Est del Mondo. Qui, naturalmente, non parlo di Cina, ma del Paese col sole a levare

Ingiustamente etichettata come la Nazione del rack anni ’70, dell’all in one mdf furniture piece, o come il Paese che si limitava a copiare quello che veniva fatto negli Stati Uniti – poiché il minimalistico design inglese o lo spigoloso stile germanico non fornivano sufficienti spunti ai progettisti giapponesi – in realtà il made in Japan ha occupato e tuttora occupato -seppure con numeri significativamente ridotti ad una piccolissima frazione – un posto di assoluto rilievo nel panorama dell’elettronica audio di consumo mid e high level

Benny Cassarà
Articolo di Benny Cassarà
riproduzione riservata
lettore esoteric
lettore cd Nakamichi

L'età d'oro dell'hi-fi: i cd player

Come tutti i settori, anche l’hi fi ha conosciuto  una sua età dell’oro? Una golden age  che abbia rappresentato una summa delle migliori esercitazioni e sforzi tecnici?

Francamente credo di si, e personalmente la individuo in un orizzonte temporale di 15, max 20 anni

Un periodo che posiziono tra il 1983-85 ed il 2000

Vuoi per ricchezza di componentistica impiegata; vuoi per la raffinatezza delle soluzioni adottate, alcune delle quali davvero in grado di esprimere un passo avanti nella percezione del risultato finale

E, da ultimo ma non come tale, negli obiettivi progettuali, che erano anche benevoli verso il consumatore o utilizzatore finale, guardato con particolare favore anche in ordine all’affidabilità del prodotto. Prova ne sia che oggi ci siano, statisticamente, molte più macchine audio di venti/trenta anni fa che non abbiano conosciuto centro di assistenza o laboratorio di riparazione che quelle prodotte negli ultimi tre lustri

Indice, anche, di una ricchezza globale dei mercati che, unitamente ad altri fattori di benessere, non tornerà

Credo mai più

onkyo grand integra
lettore cd sony cdp-r1

Eindhoven e Tokyo

In questa aurea fase, penso che l’hi fi made in Japan abbia raggiunto vette non più ripetibili

Considerate che parliamo di un periodo dove la parola Centri di ricerca e sviluppo aveva soltanto due declinazioni geografiche nel Mondo: Eindhoven e Tokyo

Degli Stati Uniti neppure una singola traccia

Non è una coincidenza che a quei due massimi poli di studio sull’elettronica di consumo si dovesse l’invenzione congiunta, sull’inizio degli anni ’80, del formato “redbook”

Proprio di lettori cd nel senso completo del termine, cioè comprendendo le sole meccaniche o e unità integrate provviste a bordo di sistema di conversione voglio parlare

In quei quindici anni che vanno dal 1985 al 2000 assistemmo ad un rigoglioso apparire sul mercato di lettori cd superlativi

Per costruzione, solidità ed affidabilità. Componentistica e suono

Tanti gloriosi marchi giapponesi, quali Denon, Kenwood, Teac, Sony, Technics, Nakamichi, Luxman e Onkyo, non tralasciando Sansui e riservando una piazza a sé a calibri evolutivi come Accuphase, nata per opera di un gruppo di fuoriusciti ingegneri della Kenwood che non condividevano la deriva mid level che il brand aveva deciso, a passi, di intraprendere, espressero la loro visione sul tema del lettore di compact disc

combo accuphase

L'importanza della flagship

Dagli iniziali modelli di lettori cd, quasi teneri nella loro semplicità di assemblaggio e costruzione, gli anni che seguirono l’introduzione sul mercato della Rivoluzione digitale videro un susseguirsi di release di nuovi modelli da parte delle Case giapponesi

Un fitto trailer di nuove, concomitanti, macchine sempre più performanti. Opulente. Pesanti

Acciaio, rame, carbonio e materiali compositi e naturali (sorbothane, sughero, gomma naturale, etc..) facevano da contraltare all’alluminio

Sistemi da caricamento frontale, dall’alto e con verso rovesciato dell’argenteo dischetto fecero da cornice ad una sorta di guerra fredda tra i giganti giapponesi dell’elettronica di consumo

Tutti tendevano a sfoggiare una nutrita serie di modelli, fatta qualche eccezione per costruttori di rango diverso, tipo Nakamichi

Ma tutti, stavolta nessuno escluso, puntavano ad avere in catalogo, come ebbero nel corso di quell’indimenticabile periodo – che vissi da ragazzo con una febbrile voglia che potesse non finire mai – il modello top

L’ammiraglia. La bandiera del brand

Così Sony, con una serie alternata di modelli top, culminata all’inizio dell’anno 2000 con il modello sacd SCD-1, una macchina che fece tremare i sofisti modelli corrispondenti, realizzati in Europa e sicuramente molto più fragili costruttivamente

Od Onkyo con il suo DX-G 10, macchina mono telaio da 27 kg di peso complessivo!

Oppure ancora Nakamichi, il quale non paga di avere dimostrato al mondo la sua superiorità con il formato stereo7, si volle cimentare in un indimenticabile trio che prevedeva una unità solo dedicata alla lettura del cd, una al dat ed una unità di conversione al possibile servizio di entrambi

Le bandiere degli altri

Nel mezzo le coraggiose scelte di Technics che brevettava la sua tecnologia di campionamento ed esprimeva pari voglia di indipendenza non utilizzando gruppi di lettura della Sony o della Philips

Oppure Sansui, che pur non avendo nelle sorgenti il core del suo business, si appoggiava a brand terzi come Technics per l’appunto per tutta la sezione di lettura e alimentazione, preferendo mettere l’accento della propria visione di gusto musicale sulla progettazione degli stadi analogici dei lettori

Kenwood, la casa che tanto aveva fatto sognare con i propri sintonizzatori e integrati gli appassionati degli anni ’70-’80, priva del suo dream team con a capo l’Ing. Kasuga,  navigò un pò a vista in quegli anni, esprimendo una serie di modelli di lettore cd abbastanza ordinari

Richiamò, esternamente, le competenze dei suoi ex designer, nel frattempo divenuti una pietra miliare in campo digitale con il brand Accuphase, in un paio di lettori, dei quali LD-1  rappresenta, in termini sonici e costruttivi, la vetta del costruttore

Percorso leggermente diverso per Teac, che si cimentò fin dall’inizio con il digitale con il suo brand originario

Salvo poi scrollarsi l’immagine di elettronica di medio livello e fondando il marchio Esoteric

Ma siamo già agli albori degli anni 2000. L’hi-fi sente anch’esso il bisogno di iniziare a dare una sostanza verbale alle sue aspirazioni elitarie, coniando il termine apposito di High End

lettore cd sony
accuphase dp90

Oggi, a ben riguardare quegli anni, si ha una strana, quasi amara, sensazione che sia passato un treno meraviglioso che non torna più

Non escludo che l’età, mista a nostalgia, possa confondermi la reale visione delle cose

Ma i numeri, quelli no. E sono impietosi

Di quell’aurea Era, dove il lettore Cd era considerato un vero Re ed il giradischi appena un suo vassallo di campagna, non è rimasto quasi più nulla

Il Re è morto.......Viva il Re!

Di quella Storia, che ha fatto grande l’hi fi a mio parere, sono scomparsi, quasi del tutto, i suoi protagonisti

Oggi Sony non ha più, dagli inizi dell’anno 2000, un settore di estrema tecnologia. La Casa che ci ha abituato a vederla come creatrice di trend dell’innovazione (walkman, lettore cd, dat….) oggi, dopo avere attraversato un decennio di buio pesto, dove lo stesso comparto video era stato retrocesso ai margini del mercato e il polo di ricerca e sviluppo si era trasferito da Tokyo a Seoul, sta cercando di tornare nel campo audio.

Ma si tratta di timidi tentativi, malamente dissimulati

Nakamichi è scomparsa. Onkyo ha cercato di reinventarsi nel campo a/v

Marantz ha contaminato Denon. A mio parere arrecandole uno svantaggio. Di immagine e contenuti

Technics ha scelto la via dell’all in one. Streamer, dac, lettore

Le minestre, però, si sa che essere rischiose

lettore cd luxman

A Sansui, Akai è andata ancora peggio. Comprati da un gruppo cino-indiano

Rimangono Accuphase e Luxman. I due competitor. Forse

Il secondo di proprietà di un Gruppo cinese, ma con la lungimiranza di avere mantenuto la produzione in Giappone, come ha fatto Geely con la Volvo.

Il Primo, in mano ai suoi fondatori

Ma anche questa è un’altra storia…….

4 Comments

  1. Concordo, anni indimenticabili oggi travolti da dispositivi smart, connessi, agili ma privi di anima, solo ad “effetto” bum bum bum… come guardare un quadro dal telefonino in una immagine piccola, cromaticamente alterata e a bassa risoluzione…

    Ma il battito del cuore rimane solo e sempre con il bel sentire la bella musica, nella giusta dimensione e “cornice”, forse dobbiamo far capire ai giovani che é come la differenza tra fast food di massa e slow food di alta qualità, qualità che comunque é, anche oggi, per tutte le tasche…

  2. Una bella “galoppata” tra player prestigiosi, ricordi ed emozioni, fino a quasi materializzare ciò che per noi appassionati del settore ha tramutato in modo quasi esoterico, queste realizzazioni dell’umano ingegno, elevandole al rango di “macchine da musica” e con ciò innalzando anche il livello di dignità dello stesso manufatto.
    Abbiamo creato un aspetto nuovo nel mondo e nel modo di riprodurre la musica; quello di passione ed ammirazione per l’oggetto, indipendentemente dalla sua funzione precipua, ma solo per quello che era in se.
    Certo, una riflessione si impone: se quello che a tutti gli effetti era considerato il nuovo, il Re (ancorchè nudo) la macchina meravigliosa e magica che doveva definitivamente mettere in soffitta il vinile, come era stato per i “grammofoni” all’apparire dei 33 giri, se oggi dicevo, questa meravigliosa innovazione ( e io ricordo ancora i toni “assoluti” della conferenza stampa di presentazione del compact disck) è stato preda di una inversione di tendenza che ha riportato nuovamente al centro della scena il giradischi, vuol dire due cose: Il sistema di lettura laser di un dischetto di carbonio, aveva intrinseci limiti insuperabili, oppure tutto quel dispiegamento di forze e tutti quegli esercizi muscolari delle aziende, non riuscirono nell’intento di migliorare da un punto di vista reale la riproduzione sonora, approssimandola oggi più di ieri, alla realtà.
    In entrambi i casi, mi pare, resta il rimpianto quando non la consapevolezza di una sconfitta della “nuova” tecnologia, che lascia il rammarico di aver dato la possibilità a noi viandanti, di aver intravisto, quasi toccato le soglie di Shangrilà, ma di non esserne riusciti a varcarne l’ingresso. E penso che per un “bieco digitalista” quale io sono, l’affermazione sia sufficientemente forte.
    Tuttavia, come saggiamente affermava qualcuno, mai dire mai, e potremmo assistere alla rinascita del Re nudo, facendo tesoro di tutta l’esperienza tecnica accumulata, per tornare a vedere realizzazioni che sono una gioia per gli occhi, certo infinitamente più affascinanti di un “aratro” che all’interno di un solco nero, cerchi meccanicamente di ricostruire un segnale musicale da avvallamenti e dossi….

    Fingo Daniele
  3. Condivido, tempi memorabili. Oggi molti dispositivi smart, veloci, connessi ma la maggior parte dalle dubbie qualità audio.
    Tutti in cerca di un suono ad effetto spostato su un bum bum bum che di certo non fa battere il cuore.

    Forse bisogna trasmettere alle nuove generazioni il valore della lentezza, dell’assaporare, del gustare le mille sfumature degli strumenti musicali, degli arrangiamenti, delle voci…

    Far capire un buon impianto (anche economico) é come il buon cibo, preparato e gustato con il giusto tempo.

    Del resto non è in un fast food che il palato è la convivialità raggiunge il massimo piacere.

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